Come si usa una fotocamera digitale manuale? Guida

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Da quando, negli ormai lontani inizi degli anni 2000, i primi telefoni cellulari sono stati accessoriati di fotocamere il mondo ha riscoperto il proprio amore per la fotografia. Grazie al continuo sviluppo della tecnologia si è ormai in grado di scattare foto di una certa qualità in modo abbastanza semplice. Tuttavia, se si desidera davvero definirsi dei fotografi provetti, non ci si può esimere dall’imparare ad utilizzare una fotocamera nella tanto temuta modalità manuale.

Un po’ di storia

Già intorno al IV secolo a.C. grazie alle riflessioni del filosofo Aristotele, si era ipotizzata la possibilità di rappresentare la realtà che ci si dipana alla vista su un supporto fisico. La storia della nascita della fotografia moderna inizia nella prima metà dell’Ottocento. Grazie a gli studi di J.N.Niépce sull’eliografia e successivamente, nel 1839 con la presentazione della macchina inventata da L.M.Daguerre da cui prende il nome: la dagherrotipia. Qualche mese dopo l’inglese W.H.F. Talbot, elaborò la calotipia o talbotipia, un procedimento che permetteva di fissare le immagini su carta. Da questo momento in poi la tecnica fotografica è andata via via definendosi e perfezionandosi, cavalcando le scoperte scientifiche del Novecento. Agli inizi degli anni ’60 le macchine fotografiche e la fotografia erano diventate un fenomeno di massa, grazie anche all’estrema portabilità dello strumento e alla crescente facilità di utilizzo che portò alla nascita, tra le altre, delle fotocamere usa e getta.

L’avvento dell’era digitale non mancò di incidere anche su questo settore. Con la nascita delle prime fotocamere digitali, sempre più di largo consumo, in virtù della possibilità di delegare direttamente al software della macchina fotografica l’impostazione dei parametri per lo scatto, fare delle fotografie era ormai diventata una possibilità per chiunque. Questo, da una parte, come detto, ha permesso a chiunque di immortalare i propri ricordi. Dall’altra ha portato un appiattimento della parte artistica legata alla fotografia, quella che vuole trascendere dal semplice simulacro di un momento passato per sublimarsi nell’espressività dell’individuo, o anche solo per dare un tocco personale ai propri scatti. Ecco quindi che diventa necessario fare un passo indietro e riscoprire tutte le possibilità che l’utilizzo di una fotocamera digitale in modalità manuale può offrire.

La storia della fotografia inizia nella prima metà dell’Ottocento e si sviluppa per tutto il secolo successivo fino a diventare, intorno a gli anni ’60 del Novecento, un vero e proprio fenomeno di massa ingigantito ulteriormente dall’avvento del digitale.

Il primo passo: i parametri in gioco

Se si decide di migliorare le proprie competenze nell’uso di una fotocamera digitale in modalità manuale bisogna prima avere chiaro un concetto. Nella realizzazione di una fotografia entrano in campo tre fattori che, combinati, determinano il risultato finale e la corretta quantità di luce assorbita dallo scatto.

Questi parametri sono:

  • L’apertura dell’obiettivo (diaframma): è una componente meccanica installata all’interno dell’obiettivo. Composta da alcune lamine mobili che permettono la riduzione o l’aumento del foro, ha sostanzialmente la funzione di regolare la quantità di luce che andrà a colpire il sensore. Ad un aumentare del diametro del diaframma si avrà un maggiore ingresso di luce con il conseguente aumento della luminosità dello scatto. Viceversa alla riduzione del diametro si otterranno foto meno luminose. Oltre a questo, permetterà di stabilire la profondità di campo della nostra fotografia.
  • La sensibilità del sensore (ISO): stabilisce, invece, quello che una volta era determinato dal tipo di pellicola utilizzata ovvero la quantità di luce impressa su di essa in un dato lasso di tempo. Oggi nelle fotocamere digitali al posto della pellicola si utilizza un sensore regolato da un apposito parametro. Più il parametro sarà basso, meno sensibile alla luce sarà il sensore. Impostare una ISO molto alta può causare quello che è comunemente noto come rumore digitale, un disturbo che si traduce in una minore nitidezza dell’immagine.
  • Il tempo di otturazione (esposizione): stabilisce invece per quanto tempo il sensore debba essere esposto alla luce prima che l’otturatore si chiuda completamente. All’atto pratico, quindi, ad una maggiore esposizione corrisponderà una maggiore quantità di dettagli in circostanze di bassa luminosità. Una bassa esposizione è invece indicata per scatti di oggetti in movimento.

Il diaframma, l’esposizione e le iso sono gli strumenti di ogni fotografo. La combinazione di questi parametri influenza la corretta messa a fuoco e la giusta quantità di luce impressa nella fotografia che si sta scattando.

Come leggere i parametri

Ciascuno dei precedenti punti è rappresentato nella nostra fotocamera digitale da una scala di valori.

L’apertura dell’obiettivo è indicata dagli stop o f (focale) dove f 1 rappresenta l’apertura base del nostro diaframma. L’apertura si andrà a raddoppiare o dimezzare al passaggio allo stop successivo o precedente. Avendo il diaframma una forma circolare si dovranno rispettare le leggi geometriche dell’area del cerchio per cui ad 1f seguirà 1.4f, cioè 1X1,4(il valore di p greco), poi 2f e cosi via. Va da se che al raddoppiarsi o al dimezzarsi del diametro si raddoppierà o si dimezzerà anche la quantità di luce che attraversa il diaframma.

La scala di valori ISO, come per l’apertura del diaframma, può essere definita da una serie di stop. La scala di riferimento utilizzata generalmente, ovvero l’ASA,  parta da un valore di 3 per arrivare a quello di 6400. Le fotocamere tendono però ad attestarsi su un valore di 100 fino ad arrivare a quello di 800. Al raddoppiare del valore indicato sarà raddoppiata la sensibilità del sensore.

Per ultimo il tempo di esposizione prende come unità di misura il secondo. Indica la quantità di tempo che va dalla pressione del pulsante di scatto al momento in cui l’otturatore si richiude. Determina la quantità di tempo in cui la luce entra nel corpo macchina. Questo parametro segue la normale crescita dell’unita di misura del tempo all’aumento della durata dell’esposizione(1″,2″). Viene frazionato al suo diminuire(1/3, 1/6).

I parametri con cui si stabiliscono i valori di diaframma, esposizione e ISO sono rispettivamente: la focale, indicata dagli stop che rappresentano il diametro dell’apertura, la scala ASA, al cui raddoppiare del valore raddoppierà la sensibilità del sensore e il secondo che stabilisce la quantità di tempo tra l’apertura e la chiusura dell’otturatore.

Il triangolo dell’esposizione: le giuste impostazioni

Una volta fatta chiarezza sulle singole parti di quello che viene chiamato triangolo dell’esposizione e le unità di misura di ciascuno dei lati del triangolo possiamo incominciare ad analizzarle e cercare di capire come farle interagire tra di loro per ottenere lo scatto che si desidera.

Per capire come ben impostare la propria macchina non si può prescindere dall’analizzare l’ambiente in cui la nostra fotografia verrà scattata. In tal senso risulta difficile descrivere tutte le possibilità a nostra disposizione senza ricorrere a degli esempi concreti e proprio in virtù di ciò, il modo migliore di padroneggiare queste impostazioni è la sperimentazione diretta. Fortunatamente le macchine fotografiche digitali moderne sono spesso dotate di un esposimetro che ci facilità il compito.

In una scala di valori che va da -2 a +2 una foto viene considerata correttamente esposta quando il puntatore si avvicina allo 0. Sarà sovraesposta andando verso il +2 e sottoesposta quando il puntatore sarà più vicino al -2. In linea di massima per poter scattare delle foto correttamente esposte all’aumentare del tempo di esposizione dovrà diminuire la sensibilità che si ha impostato al sensore. L’ISO più bassa possibile eviterà un’eccessivo rumore che potrebbe far aumentare la granulosità della foto.

Si definisce triangolo fotografico o triangolo dell’esposizione il rapporto tra ISO, diaframma ed esposizione. Quando correttamente calibrati, l’esposimetro, di cui ormai sono dotate la stragrande maggioranze delle macchine fotografiche, tenderà verso lo 0.

La profondità di campo

La profondità di campo è una parte fondamentale da comprendere se non si vuole rischiare che le proprie foto risultino un ammasso di forme indefinite. È bene quindi capire come padroneggiare questa funzione che è determinata, anche sta volta, dai tre valori sopra elencati, ma, in questo caso, entra in gioco anche il tipo di obiettivo utilizzato.

Questa caratteristica indica la porzione di spazio inquadrato che è correttamente messa a fuoco dalla nostra macchina fotografica che indicativamente è, all’interno della totalità dell’area messa a fuoco, di 1/3 davanti al soggetto della foto e di 2/3 alle sue spalle. Per quanto riguarda l’obiettivo, si avrà un aumento della profondità di campo al diminuire della lunghezza focale dello stesso. Utilizzando un obiettivo grandangolare, e con una minore lunghezza focale, la profondità di campo aumenterà.

Di contro la profondità di campo deve essere diminuita se si utilizza un obiettivo la cui lunghezza focale è maggiore, come un teleobiettivo. Oltre ciò l’apertura del diaframma, e quindi la luce introdotta nel corpo macchina, influenza questo parametro infatti al diminuire della apertura del diaframma aumenterà la porzione di spazio messa a fuoco fino a giungere alla messa a fuoco tendente all’infinito che comporterà la messa a fuoco massima possibile.

La profondità di campo indica lo spazio messo a fuoco all’interno dell’inquadratura ed è regolato principalmente dalla lunghezza focale dell’obiettivo usato e dall’apertura del diaframma.

Un esempio per concludere

Andiamo adesso, come detto, a descrivere una situazione tipo per farci un’idea di ciò di cui abbiamo appena parlato.Poniamo il caso di voler scattare la nostra foto in formato ritratto in una situazione di luce standard come potrebbe essere una giornata soleggiata. In questo caso si dovrà impostare un’apertura del diaframma il più alta possibile in modo da poter mettere ben a fuoco il soggetto e far si che lo sfondo resti sfocato. Passando all’impostazione dell’ISO sarà opportuno utilizzare un parametro il piuttosto basso. Così facendo si ridurrà al minimo la granulosità dello scatto e si eviterà il rischio del cosiddetto rumore digitale. Una volta fatto questo bisogna regolare il tempo di otturazione in base alla quantità di luce che entra nell’inquadratura. A questo punto non vi resta che scattare, provare e sperimentare fino a diventare, finalmente, dei fotografi provetti.

Studente di filosofia presso l’università di Catania, districo la mia vita tra lo studio e le mie numerose passioni. Cinema, fotografia, arte e progresso tecnologico sono per me una fonte inesauribile di interesse e, a volte, di distrazione che mi porta a distaccarmi dalla realtà alla ricerca di nuove prospettive.

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